Cosa facciamo - BUSHIDO

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Cosa facciamo

Bushido
Brescia e le Arti marziali

L'idea di fare nascere un gruppo di studio affiatato nel panorama delle arti marziali bresciane, cova sotto la cenere da molto tempo.
Dopo molte esperienze, anche negative, il nocciolo del gruppo riesce a stabilizzarsi intorno agli anni 90, fondando "Bushido" e volendo richiamare la forte impronta di stile marziale alla quale è sempre stato legato. Il gruppo è composto essenzialmente da istruttori e allievi, soci e sostenitori che praticano, o hanno praticato, arti marziali nelle loro molteplici forme e stili.
Accomunati dalla forte passione e rispetto per tutto ciò che viene da oriente con le filosofie e le verità associate.
La forza e la compattezza del gruppo si rivelano con iniziative culturali e sportive, stage ed esibizioni, incontri informali e cross training tra discipline, e tutto ciò che riguarda amichevoli scambi di allenamenti e metodiche.
Brescia, come tante altre città, ha diluito il bacino di utenza delle palestre offrendo mille e più possibilità di attività sportiva nelle strutture Comunali e certo la quantità di Istruttori sfornati dagli anni ottanta in poi non hanno contribuito a dare una immagine seria e competente delle varie discipline. Il continuo processo di polverizzazione in migliaia di stili delle discipline sportive non ha certo contribuito a dare una immagine precisa di cosa sia praticare una "Arte Marziale", e certo l'immaginario della persona comune sarà legato perlopiù alla cinematografia degli anni settanta oppure ai cartoni animati cino-giapponesi che hanno bombardato i nostri schermi dagli anni 80 in poi.
Dare una immagine educativa sia sotto il profilo culturale, sia sotto quello emotivo sarà da allora la nostra meta.
Non solo per i nostri allievi ma anche per le persone che non fanno parte dell'ambiente ma guardano con curiosità e attenzione ciò che viene loro proposto.
Cerchiamo di farlo con vera serietà e grande cuore, ma anche con una serenità che ci viene dalle certezze maturate in venticinque anni di attività marziale passando attraverso esperienze e critiche a volte anche poco costruttive ma accettate di buon grado. Non abbiamo la pretesa di dire che abbiamo avuto i migliori Maestri, ma certo ci siamo avvalsi di ottime collaborazioni per crescere e capire, fare e proporre, e mai vendendoci come i migliori... questo almeno ci venga riconosciuto...
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Cenni storici

Bugei (武藝) , a volte definito anche Bujutsu (武術), è un termine che raggruppa un insieme di discipline marziali, quindi militari, come sistema di combattimento tipicamente trasmesso nell’epoca feudale giapponese tra il 1125 e il 1625 circa. Il significato può essere tradotto come “Arti di Guerra”. Di queste Arti è parte integrante il Jujutsu, prima forma di combattimento agli albori delle guerre feudali per il dominio del territorio.
Bugei quindi, indica collettivamente le Arti Marziali disarmate, o più spesso armate, che almeno fino al periodo della restaurazione Meiji [1868] furono competenza della classe militare giapponese - il cui esponente tipico fu il Bushi - e indica le discipline antiche di guerra, va quindi distinto dal BUDO (武道) contemporaneo, sua rielaborazione fondata su sistemi educativi o pedagogici più moderni (GENDAI BUDO) specialmente nella prima metà del XX secolo. Il Bujutsu aveva alcuni tratti caratteristici rispetto ad altre tradizioni di esercizio militare. Era organico, cioè un sistema quasi integrale contenente diversi sottosistemi applicabili ad ambiti vari (dalla tecnologia militare all’etica). Era organizzato, cioè controllato dalle autorità e ben suddiviso in scuole familiari o claniche all’origine d’innumerevoli stili (Ryū).
L’origine delle arti marziali giapponesi può ritrovarsi nella tradizione guerriera dei samurai e del sistema di caste che limitava l’uso delle armi ai membri delle classi guerriere, vietandone l’uso alla maggioranza della popolazione. Originariamente, si richiedeva e ci si aspettava che i samurai fossero perfettamente in grado di usare diversi tipi di armi e di combattere disarmati, sviluppando così l’assoluta maestria nelle capacità di combattimento che sarebbero servite loro per glorificare se stessi o il loro signore.
Nel tempo, questo scopo fu alla base della filosofia che persegue una consapevolezza spirituale attraverso il perfezionamento delle proprie qualità marziali. Le arti marziali originate o sviluppatesi in Giappone sono straordinariamente diverse, con grandi differenze negli apparati d’insegnamento, nelle filosofie che ne hanno guidata la diffusione, nei metodi che contraddistinguono le migliaia di scuole e stili. Ciò detto, esse si dividono generalmente tra le arti di Koryū e di Gendai Budō a seconda che se ne abbia traccia.
Nel nostro luogo di pratica (Dōjō) all’interno della trasmissione tipica di una scuola tradizionale, si cerca di approfondire le materie tipiche del periodo delle grandi guerre del periodo dando uno sguardo approfondito all’evoluzione dell'uomo attraverso i metodi di approccio al combattimento sul campo di battaglia utilizzando discipline come:
  • Kenjutsu - uso della spada Katana
  • Iaijutsu - estrazione rapida della spada Katana
  • Kyūjutsu - uso dell'arco da guerra
  • Jūjutsu - uso del corpo a corpo
  • Shurikenjutsu - uso delle armi corte
  • Sōjutsu - uso della lancia e dello Yari
  • Naginata - uso dell'alabarda imperiale
  • Bōjutsu o Jōjutsu - uso dei bastoni medi e lunghi
  • Kusarijutsu - uso delle armi a catena
  • Kumiuchi - uso classico del corpo a corpo con armatura
  • Juttejutsu - uso del jutte
  • Tessenjutsu - uso del ventaglio da guerra
  • Hojōjutsu - uso della corda per imprigionare secondo il metodo della polizia feudale
  • Battōjutsu - uso delle spade lunga e corta con esercizi di taglio su bersagli
  • Tantōjutsu - uso del coltello
e anche molto altro dal punto di vista antropologico e storico, non tralasciando la parte spirituale delle Arti come: la meditazione, la cerimonia del tè, la pittura Sumi-e o la disposizione dei fiori e la cura dei bonsai. Discipline che parallelamente alla preparazione per il campo di battaglia potevano garantire al Samurai un tenace equilibrio interiore per sopportare i devastanti avvenimenti quotidiani di quell’epoca crudele.

Cerimonia giapponese del tè - Cha no Yu

La cerimonia del tè non è un semplice passatempo per conversare di frivoli pettegolezzi o un modo raffinato di dissetarsi. Esprime piuttosto una filosofia di vita. Gli ospiti che intervengono alla cerimonia devono trovare in essa un'oasi di pace e di tranquillità dalle ansie del mondo, dove la mente possa aprirsi a una serena riflessione o meditazione. La cerimonia del tè incarna la ricerca della bellezza del popolo giapponese, la cui raffinatezza si esprime tramite la semplicità e la povertà delle cose. Una tazza di tè per soddisfare l'umano bisogno di serenità. Le varie scuole differiscono le une dalle altre per i dettagli e le regole, ma mantengono intatta l'essenza della cerimonia che il grande maestro aveva istituito. Quest'essenza è arrivata fino a noi incontestata e il rispetto per il fondatore è uno degli elementi che tutte le scuole hanno in comune. Il Maestro Sen no Rikyu ha raccolto i principi fondamentali della cerimonia del tè (chadou, cha no yu o sadou) in quattro semplici parole:
wa - armonia tra le persone e con la natura, armonia degli utensili e la maniera d'uso;
kei - rispetto verso tutte le cose e sincera gratitudine per la loro esistenza;
sei - purezza interiore, ma anche nitore e pulizia delle cose che ci circondano;
jaku - tranquillità e pace della mente, conseguente alla realizzazione dei primi tre principi.
La base della filosofia della cerimonia del tè è quindi l'armonia con la natura.

Ultima modifica: 12/07/2017
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